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le origini della citta’
Su uno sperone meridionale del Promontorio garganico, a 831 metri d’altezza, tra boschi secolari ed un mare di cristallo, si erge la città di Monte Sant’Angelo; dalla sua posizione panoramica, domina, ad ovest, il Tavoliere e, a sud, il Golfo di Manfredonia. La roccia su cui il paese si adagia è di natura calcarea e, per questo motivo, si aprono al suo interno numerose caverne, tra cui notissima quella di San Michele.
Le vicende di questa Grotta, designata dall’ Arcangelo come sua sede terrena, costituiscono il fulcro dell’intera storia della città. Secondo la leggenda le prime tre apparizioni dell’Arcangelo Michele risalirebbero al quinto secolo e rispettivamente al 490 (del Toro), 492 (della Vittoria), 493 (della Dedicazione). Nel 1656, invece, sarebbe avvenuta la quarta a seguito della supplica per allontanare la peste che imperversava sulla città.
Da questi eventi prodigiosi prese avvio la diffusione del culto micaelico nel mondo occidentale. Nel corso della riorganizzazione politico-religiosa attuata dal ducato longobardo di Benevento, la Basilica di San Michele venne elevata alla dignità di Santuario Nazionale dei Longobardi del Mezzogiorno, divenendo ben presto meta, lungo il percorso della cosiddetta Via Sacra Langobardorum, di un intenso e mai interrotto flusso di pellegrinaggi. Saccheggiato dai Saraceni nell’869 e riedificato nell’871 da Ludovico II, il Santuario, nella seconda metà del X secolo, era tappa obbligata dei Crociati diretti in Terrasanta ed oggetto di venerazione da parte di condottieri, principi, sovrani e pontefici.


Il Territorio
Il paesaggio attorno a Monte Sant’Angelo è quello autenticamente selvaggio del Gargano.Tutto un mondo affascinante di pareti rocciose, di gole e valli, di rigogliose foreste di pini e faggi, intramezzate da frequenti grotte, inghiottitori e voragini, causate dalla natura carsica del terreno. Perfettamente inserita nell’ambiente naturale, un architettura originale testimonia da tempo immemorabile la presenza dell’uomo nelle campagne e nei centri abitati: le grotte misteriose della civiltà neolitica; il pagliaro circolare in pietra narurale a secco; i terrazzamenti e le recinzioni, eseguiti con la medesima tecnica; l’architettura delle antiche masserie; l’essenzialità spaziale delle case a schiera che caratterizzano tanti paesaggi garganici. Ma i veri protagonisti del Promontorio, tra le rocce dell’entroterra, sono i boschi, tra cui quello di Umbra, Querto, Spigno, che si sono perpetuati immutati nei secoli, con un tale rigoglio di vegetazione da non trovare facile confronto altrove.
sito unesco: le tracce longobarde
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sito unesco: le faggete vetuste della foresta umbra
Nel territorio di Monte Sant’Angelo, in località Falascone, è presente un’importante riserva naturale, polmone verde che si collega alla Foresta Umbra, area naturale protetta del Parco nazionale del Gargano. Le “faggete vetuste” nel 2017 entrano a far parte del patrimonio UNESCO (nell’ambito del Bene transnazionale “Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”) proprio in virtù del riconoscimento del particolare habitat e della flora e della fauna che animano la zona.
